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Le case popolari

Ancora nel 1901 la Camera del Lavoro di Lodi aveva sollevato il problema della casa per il proletariato urbano le cui precarie condizioni abitative (sovraffollamento, coabitazione forzata, mancanza dei servizi igienici elementari ecc.) erano già state denunciate a metà degli anni Ottanta dell'Ottocento. A quell'epoca risalivano anche i primi progetti, mai attuati, di case operaie. L'appello del dicembre 1901 trovò quindi una sensibile risposta: fu costituita una apposita Commissione di studio e vennero chiamati a farvi parte noti esponenti liberali, radicali e socialisti. Tiziano Zalli ne divenne presidente.

 

Ulteriore impulso ad attuare il progetto di "dare una casa all'operaio con una spesa per lui uguale a quella di un affitto", era venuto anche da Luigi Luzzatti in un discorso, pronunciato a Lodi il 23 settembre del medesimo 1901, in occasione delle celebrazioni del 40° di fondazione della Società generale operaia.
I risultati del lavoro della Commissione furono esaminati dal Comitato -- allargato, nel frattempo, ad esponenti di area cattolica -- che, nella primavera del 1902, rivolse un appello alla popolazione affinché sottoscrivesse azioni e si potesse costituire una Società Edificatrice.


Alla fine dell'anno le quote azionarie, poste in vendita ad un prezzo unitario di 25 lire, avevano raggiunto il numero di 598 e, sempre grazie ai buoni uffici di Tiziano Zalli, anche la Società generale operaia aveva deciso l'acquisto di 160 azioni mentre la Banca Popolare contribuì con 10.000 lire. Nei primi mesi del 1903 vennero sottoscritte altre 215 quote azionarie e, seppur con qualche ritardo, si mosse pure la Giunta clerico – moderata, che amministrava all'epoca la città, deliberando di sostenere l'iniziativa concedendo 10.000 lire a fondo perduto. Alla fine di maggio veniva superata la quota di mille azioni (esattamente 1.045 per complessive 26.125 lire ) ed era già stato acquistato il terreno, sul viale di Porta Roma (oggi Corso G. Mazzini) presso la "Gatta" fra la via Emilia e la ferrovia , dove sarebbero sorte le case: quattro edifici di 44 locali ciascuno progettati dall'architetto Gandino Maisetti. I lavori iniziarono in estate ed un anno dopo, nel 1904, il primo edificio era pronto: a novembre 20 famiglie operaie andarono ad abitarvi addossandosi un canone di affitto che variava dalle 40 alle 50 lire, pari a quello praticato nei quartieri popolari della città.


Anche se con qualche modifica al progetto originario, fra il 1906 ed il 1907, altri 45 nuclei famigliari ebbero un'adeguata e dignitosa sistemazione. Complessivamente le case popolari avevano ospitato, nelle 140 camere disponibili , 65 famiglie in abitazioni di una, due oppure tre camere con servizi. Zalli ne parlò con soddisfazione nell'Assemblea degli azionisti della primavera 1907: la Società aveva mantenuto le promesse.

 

Le case popolari sono ancora oggi abitate e riconoscibili in città: in via T. Zalli, 16 ed in Corso G. Mazzini, 78.

 

Nel portafoglio azionario della Società Generale Operaia risultano, attualmente, 164 azioni della Società Edificatrice: 160 risalgono alla sottoscrizione iniziale mentre le altre quattro sono pervenute a seguito dell'incorporazione nella medesima Società Generale Operaia della Società di Mutuo Soccorso fra i Muratori ed Artigiani affini di Lodi e Chiosi.

 

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